NORIMBERGA (dal 2 aprile)
Regia: James Vanderbilt
Cast: Rami Malek, Russell Crowe, Michael Shannon, Leo Woodall, Richard E. Grant, John Slattery.
Dramma storico ispirato a fatti reali, Norimberga prende forma nel delicato passaggio tra la fine della guerra e l’avvio dei processi contro i vertici del regime nazista. Vanderbilt sceglie una strada asciutta e rigorosa, privilegiando il confronto verbale, la tensione morale e la complessità psicologica dei personaggi rispetto a ogni enfasi spettacolare. Al centro emerge il rapporto tra il medico incaricato di valutare i gerarchi e la figura ingombrante di Hermann Göring, in un film che lavora sul peso della responsabilità, della colpa e della memoria storica.
FATHER MOTHER SISTER BROTHER (dal 23 aprile)
Regia: Jim Jarmusch
Cast: Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps, Sarah Greene, Indya Moore, Luka Sabbat, Françoise Lebrun.
Costruito come un trittico, il nuovo film di Jim Jarmusch attraversa tre storie ambientate in luoghi diversi, osservando con finezza i rapporti tra genitori e figli adulti. Il progetto si inserisce con coerenza nel suo cinema: un universo di gesti minimi, silenzi, malinconie e ironie sottili, dove i sentimenti non vengono mai dichiarati in modo frontale ma affiorano per scarti, sospensioni e dettagli. Father Mother Sister Brother sembra così configurarsi come un’opera corale e delicata, in cui la dimensione familiare diventa spazio di distanza, incomprensione, affetto e memoria.
Premi: vincitore del Leone d’Oro per il miglior film alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
NO OTHER CHOICE (dal 23 aprile)
Regia: Park Chan-wook
Cast: Lee Byung-hun, Son Ye-jin, Park Hee-soon, Lee Sung-min, Yeom Hye-ran, Cha Seung-won.
Con No Other Choice, Park Chan-wook torna a muoversi in un territorio che gli è congeniale: quello del thriller attraversato da ironia nera, tensione morale e precisione formale. La premessa, legata a una crisi personale e professionale che degenera progressivamente, sembra offrirgli l’occasione per riflettere ancora una volta sulle zone oscure del desiderio, della competizione e della sopravvivenza sociale. Il risultato si annuncia come un film elegante e tagliente, dove il controllo stilistico del regista coreano si intreccia a una satira feroce capace di rendere il racconto insieme disturbante, lucido e sorprendentemente incisivo.






