Augusto Genina
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Augusto Genina (Roma, 28 gennaio 1892 – 18 settembre 1957) è stato un cineasta italiano attivo per oltre quarant’anni, sia nel cinema muto che in quello sonoro, tra i maggiori di sempre della storia del cinema italiano.

Biografia
Nacque presso una famiglia altoborghese romana, da Luigi e Anna Tombini. Dopo gli studi secondari, frequentò la facoltà di ingegneria dell’Università di Roma, ma non completò mai tale corso di studi poiché ben presto s’interessò al teatro.

Dal 1911 fu autore di commedie e critico drammatico per la rivista Il Mondo, su consiglio di Aldo De Benedetti Genina passò al cinema come soggettista per la società Film d’Arte Italiana, per la quale curò l’adattamento cinematografico del film Beatrice d’Este del 1912, interpretato da Francesca Bertini.

In seguito passò alla Celio Film e poi alla Cines. In quest’ultima casa iniziò come assistente del regista Giulio Antamoro. Nel 1913 girò il suo primo film da regista, La moglie di sua eccellenza, girato a Barcellona e prodotto dalla Film de Arte Español, filiale spagnola della stessa Cines. Regista prolifico, girò numerosi film di diversi generi, molti dei quali di chiara derivazione teatrale e incentrati su drammi coniugali borghesi.

Durante la prima guerra mondiale il Genina fu esentato dalle armi a causa di una lesione al tendine permanente procurata in adolescenza, e ciò gli consentì di proseguire regolarmente l’attività cinematografica. Nel 1914 lavorò per la Milano Films e nel 1915 per Medusa e Monopol, nel 1917 per la Ambrosio e la Tiber, nel 1918 per l’Itala e nel 1920 per Photodrama di Torino. Nel 1921 fondò la Films Genina, nel 1923 scrisse la sceneggiatura di Jolly, clown da circo, debutto alla regia di suo cugino Mario Camerini.

Dopo il fallimento dell’Unione Cinematografica Italiana si trasferì in Francia, dove nel 1929 diresse Louise Brooks nel grande successo di Miss Europa, film girato muto e poi sonorizzato, sceneggiato da René Clair e Georg Wilhelm Pabst. Lavorò anche per gli studi tedeschi nel corso degli anni venti, dove iniziò un sodalizio artistico e sentimentale con l’attrice Carmen Boni, che diresse in numerosi film tra cui La storia di una piccola parigina, Scampolo e Carnevale d’amore tutti e tre girati nel 1928.

Dopo quasi un decennio passato all’estero, Genina fece ritorno definitivo in Italia alla fine degli anni trenta. Nel 1936 diresse nel deserto libico il film bellico Squadrone bianco, che vinse La Coppa Mussolini al miglior film italiano al Festival di Venezia. Genina divenne uno dei principali cineasti del fascismo, realizzando nel 1939 L’assedio dell’Alcazar, altro film bellico di propaganda che illustra un episodio della guerra civile spagnola, e nel 1942 con Bengasi, film sull’attacco inglese agli italiani della città libica durante la seconda guerra mondiale.

Nel dopoguerra tentò un approccio al neorealismo con Cielo sulla palude (1949), opera biografica su Maria Goretti, ma il suo realismo melodrammatico fu di maniera. Nel 1950 diresse L’edera, tratto dall’omonimo romanzo di Grazia Deledda. In Tre storie proibite (1953) riprese la vicenda del crollo di una scala che travolse un gran numero di giovani ragazze accorse alla ricerca di un posto come dattilografa, già soggetto del film di Giuseppe De Santis Roma ore 11. Nel 1953 diresse anche il film Maddalena, ambientato nel Sannio nei caratteristici borghi di Guardia Sanframondi e di Cerreto Sannita; protagonista del film Gino Cervi e la bellissima Marta Toren, attrice svedese precocemente scomparsa. La sua ultima opera fu del 1955, Frou Frou.

Dopo quest’ultimo film si ritirò a causa di un’endocardite di cui soffriva da molto tempo, e si spense nel 1957. Dopo la separazione dalla Boni avvenuta agli inizi dell’epoca sonora, fu sposato con l’attrice

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