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MManoel Candido Pinto de Oliveira (Oporto, 11 dicembre 1908) è un regista, sceneggiatore ed editore portoghese.
Ancora attivo, pur avendo superato il secolo di vita, viene considerato il più importante cineasta portoghese vivente, nonché uno degli autori più significativi della storia del cinema europeo.
Biografia Terzo figlio di un industriale di passamanerie, studiò in Galizia presso i Gesuiti.
A vent’anni cominciò a fare sport e corse automobilistiche fino al 1940, che gli diedero una certa notorietà. Negli anni trenta del XX secolo cominciò a girare documentari e il primo film, il lirico e simbolico Aniki–Bóbó (1942), del quale il critico francese e storico del cinema Georges Sadoul scrisse che era «un precursore del Neorealismo». Partendo poi da una riflessione sui rapporti tra il cinema e la letteratura (e molto suo cinema è stato ispirato dalla letteratura), si dedicò alla tetralogia dell’«amore frustrato» di cui faceva parte Amor di perdizione (1978), tratto dall’omonimo romanzo – letto nelle scuole – di Camilo Castelo Branco, considerato «il Balzac portoghese». Seguirono molti altri film, tra i quali La lettera (1999), tratto da “La principessa di Clèves” (scritto nel 1678 da Madame de la Fayette e considerato l’antesignano del moderno romanzo psicologico) ma trasposto ai giorni nostri; Film parlato (2003), che racconta di una nave da crociera che trasporta i suoi ospiti in posti fisici – i porti tipici del Mediterraneo – e in luoghi dell’anima (il film è la parabola di un possibile dialogo tra i popoli); e Specchio Magico (2005), ricavato dal romanzo “A alma dos ricos” della scrittrice portoghese Agustina Bessa–Luís[1].
Refrattario al regime salazarista, negli anni quaranta e fino ai primi cinquanta si occupò di viticultura e dell’azienda del padre.
Nel 1955 va all’AGFA, in Germania, a studiare l’uso del colore.
La scomparsa di Salazar dalla scena gli consente di tornare in Portogallo, dove ha inizio una nuova fioritura creativa.
Gli anni novanta sono stati per lui fruttuosi e prolifici, e de Oliveira ha utilizzato il cinema in piena libertà, senza mai abbandonarne le radici letterarie.
“Il teatro – ha detto – è un’arte, ma il cinema non è che un mezzo per fissare ciò che si recita davanti alla macchina da presa”
Nel 1985 e nel 2004 ha vinto due Leoni d’Oro alla carriera alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e nel 2008 la Palma d’oro alla carriera al Festival di Cannes.
Nel 2009 il regista, ormai ultracentenario, ha diretto il film Singolarità di una ragazza bionda.


