Akin Fatih Akin, Turco di seconda generazione, nato a Amburgo, nonostante Faith Akin abbia più volte dichiarato di non fare cinema di emigrazione, ma cinema nel senso più ampio del termine, sarebbe difficile non rimarcare come le sue opere ruotino sempre attorno a quel tema, con riflessioni estremamente originali sulla patria d’accoglienza e d’origine.
Akin studia comunicazione visiva all’Accademia di Belle arti di Amburgo, dal 1994 al 2000. Con il primo corto Sensin – Du bist es! (1995) vince il premio del pubblico al Hamburg International Short Film Festival.

L’esordio al cinema
Il primo lungometraggio, Kurz und schmerzlos (1997) otterrà il Pardo di bronzo al Festival di Locarno e il premio come migliore esordiente ai Bavarian Awards di Monaco. Il soggetto tratta le vite di tre immigrati a Amburgo, un serbo, un turco e un greco. Con In July (2000) secondo lungometraggio, racconta la storia on the road di un professore che attraversa l’Europa dell’Est per ritrovare la sua Istanbul. Istanbul, città a cui Akin è fondamentalmente legato, come origine ma anche obiettivo. Cosa esplicitata anche dal titolo del suo terzo sforzo registico: We forgot to go back (2001). La condizione dell’emigrato di seconda generazione è forse quella di colui che deve ritrovare la coscienza delle proprie origini da cui è fisicamente slegato. Con Solino (2002) Akin racconta un’altra storia d’immigrazione, ma questa volta di una famiglia pugliese a Duisburg, negli anni ’60.

Il successo
Il suo stile, fortemente influenzato dalle sospensioni temporali e dall’umorismo del cinema di Jim Jarmush, fonde passioni forti e momenti satirici al limite del grottesco.
Nel 2004 arriva La sposa turca, vincitore al Festival di Berlino (nonostante, in quella occasione, la giuria avesse dichiarato di premiare il cinema che ha bisogno di una spinta, in mancanza di veri capolavori) e film che lo renderà noto in tutto il mondo. L’opera raggiunge una certa completezza formale, grazie a quell’alternanza di momenti divertenti e commoventi che aveva già caratterizzato i suoi film precedenti. Senza retorica e con uno sguardo piuttosto critico verso i suoi stessi personaggi Akin realizza un bel film compatto.
Il successivo Crossing the bridge – The sound of Istanbul (2004), presentato a Cannes, è un documentario sulla scena rock della più grande città turca. Il ponte simboleggia concretamente l’intreccio di due culture, occidente e oriente, che si ritrovano nella musica suonata nei club cittadini.
A Cannes nel 2007 sarà invece presentato Ai confini del paradiso, dove, tornato alla fiction, Akin si occupa nuovamente dei rapporti tra la Turchia e la Germania come patria d’adozione.
Al Festival del cinema di Venezia del 2009 infine presenta la commedia Soul Kitchen, che vince il premio speciale della giuria.

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