C’è una notizia che sembra uscita da un sogno febbrile da cineclub: il nuovo video/visual di “RIO” di The Weeknd, con Anitta, è accreditato
alla regia di Takashi Miike. Non è un dettaglio qualunque. È l’incontro tra una delle popstar più cinematografiche degli ultimi anni e uno dei registi più imprevedibili, prolifici e radicali del cinema giapponese contemporaneo.
La precisazione è importante: dalle fonti disponibili, il progetto è stato presentato come visual/video proiettato durante il concerto di The Weeknd a Rio de Janeiro, con immagini in CGI accreditate a Miike, più che come videoclip tradizionale “girato” sul set. Stereogum parla infatti di un video CGI mostrato sugli schermi e accreditato al regista giapponese, mentre Complex riferisce che la nuova musica è stata accompagnata da visual diretti da Miike. Come sempre, con The Weeknd, è tutto una sorpresa.
The Weeknd, nome d’arte di Abel Makkonen Tesfaye, nato a Toronto il 16 febbraio 1990, è da anni molto più di un cantante R&B/pop: è un autore di immaginari. Dai neon malati di After Hours all’estetica notturna, decadente e iper-stilizzata dei suoi live e dei suoi video, ha costruito un personaggio sospeso tra club culture, cinema, horror psicologico e pop da classifica.
Dall’altra parte c’è Takashi Miike, nato nel 1960 a Yao, nella prefettura di Osaka: un regista che ha attraversato horror, yakuza movie, melodramma, azione, commedia nera e cinema samurai con una libertà quasi anarchica. La sua filmografia è sterminata e include titoli diventati cult come Audition, Ichi the Killer, Visitor Q, Gozu, One Missed Call e 13 Assassins; per sua stessa definizione, Miike è un filmmaker che “prova tutto”, formula perfetta per “uno” che ha sempre trattato il cinema come un laboratorio di mutazioni.

Takashi Miike
La combo funziona perché The Weeknd e Miike, pur venendo da mondi diversi, condividono una cosa: non sono interessati alla pulizia rassicurante dell’immagine. The Weeknd ha spesso trasformato la popstar in una figura disturbata, mascherata, ferita, quasi da thriller urbano. Miike, invece, ha fatto della contaminazione il suo marchio: violenza, grottesco, melodramma, eccesso, ironia e improvvisi scarti di tono.
Per questo l’idea di Miike dentro l’universo visivo di The Weeknd non è solo una collaborazione “cool” da comunicato stampa. È un cortocircuito estetico preciso: il pop globale incontra un autore abituato a spingere le immagini oltre la zona di comfort. Anche se, per ora, parliamo di visual da concerto e non di un videoclip narrativo classico, il nome di Miike sposta immediatamente la percezione del progetto: non più solo accompagnamento visivo, ma oggetto pop-cinematografico.
“RIO” arriva inoltre con un altro elemento di peso: la presenza di Anitta, artista brasiliana capace di portare nel progetto un immaginario latino e
internazionale. Il contesto del debutto a Rio de Janeiro rafforza quindi l’idea di un’operazione pensata per lo stadio, per lo schermo gigante, per l’impatto immediato.
In tempi in cui molti videoclip sembrano contenuti promozionali travestiti da cinema, la scelta di chiamare Takashi Miike dice qualcosa di diverso: The Weeknd continua a trattare la musica come un mondo visivo espanso. E Miike, con il suo curriculum impossibile da addomesticare, è il tipo di regista che può trasformare anche un visual da live in un segnale culturale: strano, laterale, magnetico. Esattamente il tipo di collisione che rende ancora interessante il rapporto tra pop e cinema.




